Umberto Uccella

D. Allora, come è andata l’assemblea del PD di lunedì scorso?

R. È stata una riunione di forte discussione. Si sono confrontate posizioni diverse, come avviene in un grande partito plurale. Ora, la ricerca di una sintesi deve essere l’attività di un gruppo dirigente che abbia l’interesse ad una gestione unitaria e ad una linea politica condivisa.

D. Quali sono stati i punti di attrito e le differenze politiche tra di voi?

R. Il punto nodale è l’agenda politica. Vedi, il prossimo anno ci saranno le elezioni politiche e saranno elezioni che si collocano ad un vero e proprio bivio nella storia democratica dell’Italia. Perché in gioco ci sarà la possibilità stessa che la destra continui a governare il Paese. E, se questo dovesse avvenire, ci sarebbe una ricaduta pesante sul nostro sistema istituzionale, del quale Meloni vuole trasformarne l’assetto, da parlamentare a presidenzialistico. È la ragione fondamentale perché si faccia ogni sforzo per far vincere il campo progressista. È del tutto evidente, che con un risultato in bilico, ogni voto espresso anche nell’ultimo comune italiano conterà.

D. Quindi, questo vuol dire che anche i voti di Squinzano conteranno nel panorama generale del Paese?

R. Esatto. È un’ovvietà. Si vincono o si perdono le prossime elezioni politiche sul filo di lana. Di conseguenza, anche qui occorrerà concentrarsi per mobilitare l’opinione pubblica sui temi che i cittadini e i lavoratori sentono di più. Il lavoro che manca o che è povero, la sanità, il caro carburanti, che si riverbera negativamente sul carrello della spesa. Su tutto ciò, dovremo insistere in questo anno che ci sta davanti, indicando le responsabilità di un governo che non ha mosso un dito su quella guerra scatenata da Trump e Netanyahu che ha provocato questi disastri.

D. Il governo Meloni non ha fatto nulla, dici.

R. In politica estera, ha fiancheggiato gli aggressori di Iran e Libano. E, qui in Italia, ha solo deciso misure tampone, come la riduzione delle accise sul gasolio per pochi giorni. Ma si è scansato da misure di carattere strutturale. Figurarsi che, ogni volta che, per avere un gettito consistente, si fa riferimento all’esigenza di tassare gli extraprofitti delle grandi aziende petrolifere, c’è Tajani, vicepremier di Forza Italia, che si mette di traverso e dice che quel provvedimento sarebbe da Unione Sovietica. E dice davvero così, ignorando persino che, in Unione Sovietica, le grandi aziende private da tassare non esistevano affatto. Erano tutte di Stato.

D. Quindi, per tornare a noi, alla fine, nel circolo, vi siete chiariti? Avete trovato una sintesi?

R. Non te lo so dire su due piedi. Ho trovato però che sia cresciuta la consapevolezza che anteporre un’agenda legata alle elezioni amministrative del 2028 a quella che si concentri sulle politiche dell’anno prossimo sia stata una sciocchezza.

D. Ma davvero questo è avvenuto secondo te?

R. Certo. Che cosa voleva significare, altrimenti, partecipare allo sconcio siparietto della cosiddetta “non maggioranza” e a finte conferenze stampa che, in realtà, erano delle vere e proprie assemblee politiche di un movimento politico in formazione? Su questo, c’è stato uno scontro molto aspro nel partito. Tra chi si predisponeva ad un’improbabile unità delle opposizioni e chi, come me ed altri, considera che le opposizioni non siano tutte coalizzabili. E che lo stesso presentarsi insieme in sedicenti conferenze stampa contro la giunta Pede siano state e siano un messaggio del tutto sbagliato inviato ai nostri elettori e alla città.

D. Perché il messaggio è sbagliato?

R. Perché, al di là delle intenzioni del nostro consigliere comunale e dei nuovi dirigenti del circolo, partecipare a quegli incontri equivale a dare fisionomia ad un’opposizione pronta ad un accordo politico e ad un’alleanza alternativa alla giunta in carica.

D. C’è chi sostiene che ciò sia giusto, perché dall’altra parte c’è un monocolore leghista.

R. Chiunque vi sia dall’altra parte, un accordo tra il PD e Forza Italia non esiste in natura. E, poi, vorrei che, almeno il gruppo dirigente del partito sappia leggere bene la realtà. Questa Lega di Pede e Miccoli che cosa è? Intanto, ci sono consiglieri e assessori che sono leghisti a loro stessa insaputa. Nel senso che stanno lì perchè riconoscono la leadership di Miccoli e basta. Se Miccoli stesse in Forza Italia o in Fratelli d’Italia, per molti di loro, sarebbe la stessissima cosa. E, poi, basterebbe leggere, non un libro, ma almeno i giornali,  per sapere di che pasta è fatta la Lega di Salvini.

D. Dimmelo tu.

R. Salvini è contestato, proprio in questa fase politica, dai governatori del Nord. Perché? Per il fallimento della sua idea di partito, che è consistita nella trasformazione della Lega da “partito del Nord” a partito nazionale, di impronta sovranista. Insomma, gli contestano che la Lega, da tempo, non sia più il partito della Padania, ma una destra analoga ad altre forze italiane ed europee nazionaliste e, spesso, neofasciste e neonaziste. D’altro lato, alla contestazione dei governatori di Lombardia, Veneto e Friuli, fa il controcanto, dalla sponda di una destra di chiaro stampo reazionario, la concorrenza spietata della nuova formazione di Vannacci.
Questi sono gli elementi che mi fanno dire che le forzature sulla valutazione dei caratteri della Lega di Miccoli e Pede, in realtà, siano funzionali ad un altro disegno.

D. Spiegati meglio. A quale disegno, con precisione, sarebbero funzionali?

R. Vedi, se tu lanci l’allarme contro un ceto politico che avrebbe come disegno quello della nascita di una sorta di “Repubblica cisalpina”, qui, nel cuore del Salento, fai propaganda e basta. Direi che siamo in zona pseudomeridionalismo! Il punto è che da lì fai discendere la necessità di un’alleanza alternativa di tutti gli altri per sbarrare le porte al “nemico” del nord.  Premessa errata, errate conseguenze. Quel “nemico” è certamente un avversario. Ed è di destra quanto di destra sono Fratelli d’Italia e Forza Italia. Ripeto, più che un monocolore leghista, quello in carica nella giunta di Squinzano é, con alti e bassi, una sorta di  monocolore “miccoliano”.  Diciamoci come stanno le cose: la giunta Pede va sfidata, certamente, in Consiglio comunale, sul tema dell’autonomia differenziata, ma si inquadra stabilmente nel lungo percorso che, qui, ha visto la destra divisa  tra Marra e Miccoli.

D. Se le cose stanno così, cosa dovrebbe fare il PD?

R. Intanto, deve saper compiere un’analisi che sia la più aderente possibile alla realtà effettiva delle cose. E deve capire che, oltre a ragioni generali che attengono all’identità ed alla funzione del PD, che è il perno del campo progressista italiano, ci sono ragioni specifiche – di carattere locale – per le quali l’alleanza con Marra è del tutto contro natura. Come lo sarebbe, ovviamente, l’alleanza con altri contendenti di destra. Miccoli o Pede che siano.

D. Quando parli di ragioni specifiche a cosa ti riferisci?

R. È da tempo che insisto: Squinzano è una città in declino. Da oltre vent’anni, attraversa una caduta progressiva. L’economia e la società ne sono pesantemente segnate. È superfluo, qui, rifare l’elenco dei punti di crisi che attraversiamo. Chi ha governato dopo Michele Maggio non ne è, ovviamente, del tutto responsabile. La crisi ha, infatti, anche un carattere più generale e riguarda, nello specifico, tutto il Mezzogiorno. Ma, sicuramente, non essersi presi cura delle soluzioni rende un’intera classe dirigente della destra corresponsabile di quel declino.

D. Possiamo andare più nel dettaglio?

R. Negli ultimi ventitré anni, Marra ha fatto il sindaco per due mandati e mezzo, Miccoli, per un mandato, Pede è già oltre metà consiliatura. Di mezzo, c’è stata la gestione commissariale. Avvenuta a causa dello scioglimento del Consiglio, con Marra sindaco, per ragioni legate ad influenze opache sull’attività amministrativa. E non dimentichiamo che anche durante il mandato di Miccoli si rischió lo scioglimento, per le medesime ragioni. Dinnanzi alla crisi della città, tutti e tre non hanno mai rappresentato e non rappresentano tuttora la soluzione del problema. Sono stati e sono parte del problema stesso. Sono, pertanto, le responsabilità diverse che ognuno ha tenuto nel corso di questi lunghi anni a differenziare ruolo e prospettiva delle forze politiche squinzanesi. Comprese le forze che oggi sono all’opposizione.

D. Questo stato di cose a quali considerazioni ti fa pervenire?

R. Sono i fatti e la storia di questi anni che stanno lì a dimostrare che l’alternativa non può mai passare attraverso combinazioni politiche che mischino destra e sinistra. La sinistra, se vuole rappresentare un cambio radicale delle condizioni della città, deve puntare a costruire un campo di forze robusto, che mobiliti anche presenze civiche di chiara impronta democratica. Deve guardare anche, come ha detto bene in assemblea più di qualcuno, al M5S e a personalità indipendenti che possano contribuire all’alternativa. Una prospettiva – questa –  che potrebbe maturare proprio se, l’anno prossimo, dovesse esserci una svolta politica nazionale.

D. Dunque, il PD deve lasciare che Marra e Pulli proseguano da soli sulla strada dell’intesa contro Pede?

R. Marra e Pulli non sono la stessa cosa. Marra è esponente di primo piano di Forza Italia del Salento. È stato anche candidato presidente della Provincia contro il nostro Stefano Minerva. E, a Squinzano, si porta addosso lo stigma politico dello scioglimento del Consiglio comunale. Ma, diró di più. Marra, nei primi anni 2000, era il vicesindaco Ppi/Margherita di Michele Maggio. Finché Michele non lo rimosse. All’epoca, io ero Segretario provinciale dei DS. Difesi Marra perché difendevo l’accordo politico con il Partito popolare. E lo feci fin quando non mi spiegarono i motivi veri di quella rimozione.

D. E di Andrea Pulli – che dici non essere la stessa cosa di Marra – che cosa puoi dirmi?

R. Pulli era stato vicesindaco di Miccoli. Era col centrodestra. Si ricollocó politicamente verso il centrosinistra e noi, con grande generosità, pur tra mugugni e aperte contestazioni, lo candidammo sindaco tre anni fa. È stato nostro alleato. E spero lo sia ancora. Altre giravolte, però, non gli sono consentite. Non è che, prima stai con la destra, poi vieni da questa parte e, successivamente, torni ad intercettare la traiettoria che porta a destra. Questo indifferentismo suo e dei civici tra centrodestra e centrosinistra, dopo una lunga esperienza da candidato sindaco e da consigliere provinciale di centrosinistra, lo considero politicamente inaccettabile. Dunque, dico anche a Pulli: lasciamo tutti insieme Marra e Forza Italia al loro destino e concentriamoci, oggi, all’opposizione di Pede e, domani, alla costruzione dell’alternativa a tutta la destra.

D. Un’ultima domanda: che farete, ora, nel PD di Squinzano?

R. Penso che bisognerà fare sintesi. Raccogliere tutta la politica di cui abbiamo parlato pure qui, per farla diventare attività concreta. Io non mi affeziono certamente ad una lotta politica nel partito fine a se stessa. La dialettica serve se hai l’obiettivo dell’unità. Se, perciò, si comprende che la linea più adatta è quella di lavorare alle elezioni politiche oggi e, domani, a costruire il campo progressista per Squinzano (che, come ho già detto, risentirà molto del voto politico), per me potrà esserci la fine delle ostilità. Naturalmente, le volontà devono essere reciproche. Io dico: si interrompano i siparietti e le finte conferenze stampa. E si riprenda un percorso unitario nel PD, in grado di ritornare ad avere una gestione condivisa del circolo, che superi lo stallo attuale e sia di  grande mobilitazione del partito.

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